#Brief B Legambiente Onlus XIX Spot School Award

Brief B) proposto da  Legambiente Onlus - (Associazione ambientalista senza fini di lucro che promuove un diverso atteggiamento dei cittadini e delle istituzioni verso l’ambiente per garantire: sviluppo sostenibile, salvaguardia del patrimonio ambientale, cooperazione e condivisione delle risorse).

Proposto da Legambiente Onlus

Scadenza Sabato, 30 Maggio 2020

1) Cliente: Legambiente Onlus
Legambiente è la più grande associazione ambientalista italiana. Fondata nel 1980, la Onlus, pacifista e apartitica, è composta da cittadini e cittadine che si adoperano attivamente per migliorare la vivibilità dell’ambiente, come garanzia primaria per tutta la collettività. Scopo principale è promuovere un nuovo stile di vita e un cambiamento degli atteggiamenti dell’uomo verso l’ambiente.

2) Cambiamenti climatici.

cambiamenti climatici indicano la variazione di uno o più parametri climatici - temperature dell’aria e delle acque, precipitazioni, nuvolosità - causata dall’immissione di gas nell’atmosfera, in grado di intrappolare al suo interno l’energia termica proveniente dal sole, provocando così un progressivo e costante aumento della temperatura. Questi eventi sono causati anche dall’uomo, e più precisamente dal suo modo di produrre e consumare energia. Secondo quanto riportato nella bozza di Piano Energia e Clima dal Governo, le fonti fossili utilizzate per soddisfare i fabbisogni di energia elettrica e termica, come carbone, petrolio e gas, sono responsabili del 24% delle emissioni climalteranti. A queste si aggiungono quelle generate dai trasporti, a cui va un altro 24%, quelle legate al settore residenziale e commerciale per il 17%, quelle del settore industriale con l’11% e del settore agricolo con il 9%.

In questo scenario, lo scacchiere politico mondiale è un ulteriore motivo di preoccupazione. Si oscilla tra gli importanti progetti di riconversione del sistema energetico in Cina - principale produttore di gas serra - ai pericolosi sovranismi internazionali che a volte professano il negazionismo climatico, come gli Stati Uniti di Donald Trump, e altre, come nel caso del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, minacciano un polmone verde del Pianeta come l’Amazzonia.

D’altra parte le industrie, con i loro ricorrenti tentativi di trivellare sottosuoli alla ricerca di nuovi giacimenti petroliferi o di disboscare intere foreste come quelle del Borneo in Indonesia e Malesia, non sono da meno.

Come ha ribadito l’Accordo di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici del 2015, è cruciale che i Paesi che hanno più gravi responsabilità storiche e maggiori capacità economiche siano in prima linea. L’Europa è senza dubbio tra questi.

Il Vecchio Continente possiede tutte le risorse per pianificare e praticare una strategia climatica mirata alla creazione di un’Europa libera dalle fonti fossili ed economicamente efficiente. Ma deve farlo rapidamente, riducendo entro il 2030 le sue emissioni del 65% rispetto ai livelli del 1990, per azzerarle entro il 2040.

Anche in Italia gli effetti della crisi climatica non tardano a farsi sentire, come dimostra la tempesta Vaia nel nord-est del Paese dello scorso anno o l’intensificarsi di eventi atmosferici estremi in quasi tutte le regioni. Fenomeni che coinvolgono le aree urbane e le campagne, mettendo in pericolo la vita delle persone, devastando l’agricoltura, cambiando la conformazione di coste e spiagge ma anche di zone più interne, come gli Appennini e l’arco alpino, provocando danni irreparabili all’ambiente, alle risorse idriche, agli ecosistemi, alla biodiversità e al capitale naturale delle aree protette, che invece rappresentano un elemento strategico nella lotta alla crisi climatica.

Guardiamo ai fatti. Il 2018 è stato dichiarato l’anno più caldo per l’Italia dal 1800. In quell’anno, secondo l’Osservatorio CittaClima di Legambiente, si sono verificati 150 eventi meteorologici estremi, 66 casi di allagamenti da piogge intense, 41 quelli di danni da trombe d'aria, 23 i danni alle infrastrutture e 20 esondazioni fluviali. Le vittime sono state 32.

Obiettivo specifico e Call to Action

L’agricoltura ha un peso rilevante tra le cause di cambiamento climatico ed è responsabile in Italia di oltre il 9% delle emissioni climalteranti, imputabili soprattutto alla filiera zootecnica.  Le pratiche agricole intensive causano impoverimento dei suoli, compromettendone la capacità di assorbimento della CO2, e la perdita di biodiversità naturale su estese superfici di monocoltura, a causa dell’utilizzo di fertilizzanti, dei fitofarmaci.

Gli allevamenti intensivi determinano crescenti carichi emissivi su acqua, aria e suolo, per affrontare una domanda alimentare eccessivamente sbilanciata verso i prodotti di origine animale. Secondo CIWF (Compassion in World Farming (CIWF) Italia Onlus) su 620 milioni di animali allevati in Italia ogni anno, 565 milioni circa sono allevati in sistemi intensivi, distribuiti in quasi 430mila allevamenti, per un consumo di carne di 79 kg a persona.

COSA POSSIAMO FARE SUBITO: riduci il tuo consumo di carne ad una volta ogni 15 giorni e scegli carni e uova rigorosamente non da allevamento intensivo.

3) Pubblico Obiettivo (TARGET)
Attraverso questa campagna si vuole sensibilizzare e raggiungere tutte le fasce della popolazione, in particolare i più giovani visto che il problema dei cambiamenti climatici sarà sempre più pressante in futuro e ricadrà maggiormente sulle nuove generazioni. 

4) Posizionamento: posizione attuale
I cambiamenti climatici sono ormai un tema di dominio pubblico, anche se in qualche misura ancora percepito come qualcosa di distante. Non c’è ancora una piena consapevolezza della diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi a livello globale e perfino nel territorio italiano, dove sono resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio.

5) Posizione desiderata: OBIETTIVO DELLA CAMPAGNA
L’obiettivo è promuovere una maggiore consapevolezza della crisi climatica in atto. Segnalare l’importanza di comportamenti e stili di vita virtuosi ma anche la necessità di un percorso politico a livello internazionale, che faccia fronte alle cause dei cambiamenti climatici (in primis le fonti fossili) dando il via alla cosiddetta “rivoluzione energetica” e avvii un piano di adattamento e solidarietà verso i territori e le popolazioni maggiormente vulnerabili, promuovendo un modello diverso di sviluppo.

6) “Tono della comunicazione”
Il tono della comunicazione deve essere semplice, diretto e coinvolgente. In grado di chiamare direttamente in causa il target di riferimento e spingerlo ad attivarsi in prima persona.

Un requisito della campagna sarà quello di avere un approccio multifunzionale, in modo da poter essere usata su tutti i canali dell’associazione ed in particolare essere fortemente orientata alla produzione di  materiale grafico, comunicazione web, mailing e ai social media.

Note:

-    è gradito l’uso del logo ufficiale di Legambiente (il logo è costituito dall’unione del marchio cigno e della scritta Legambiente) http://www.legambiente.it

-      per approfondimenti visitare il sito:_ https://www.changeclimatechange.it/