#Brief A Caritas Italiana 2019/2020

Brief A Proposto da Caritas Italiana Organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana.

Proposto da Caritas Italiana

Scadenza Lunedì, 06 Aprile 2020

 1) Cliente: Caritas Italiana

Organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana.
Caritas   Italiana nasce nel 1971, voluta da Papa   Paolo   VI.   E’ l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana che collega le 220 Caritas Diocesane in Italia. Promuove la testimonianza della carità. Tra i molti fronti ci sono: pace e mondialità, giustizia, vecchie e nuove povertà, volontariato, servizio civile, immigrazione, salute mentale, senza dimora. Con un costante impegno formativo. Sostiene le Caritas diocesane nell’impegno quotidiano accanto ai più deboli.

2) Campagna di sensibilizzazione  contro i linguaggi di odio e lo  hate speech.

PREMESSA: è sempre più frequente che notizie falsate o utilizzate strumentalmente una volta diffuse generano reazioni violente e linguaggi ostili, rancorosi o più comunemente attivano uno hate speech consequenziale alla loro diffusione, spesso create a quello scopo con uno scarno e consueto vocabolario.
Eclatante  ad esempio è la strumentalizzazione dei dati sui migranti o la stigmatizzazione dell’attenzione ai bisognosi, a chi è diverso, ai senza lavoro definiti scansafatiche. E’ un dato oggettivo che in Italia gli immigrati rappresentano sostanzialmente l’8% della popolazione e, diversamente da quanto viene diffuso da politici e media, non rubano il lavoro a nessuno. La crescente scolarizzazione ha comportato un crescente impiego degli italiani in professioni ad alta specializzazione. Dunque, l’occupazione autoctona e quella immigrata in Italia sono prevalentemente complementari.
Nonostante la realtà dei fatti, “invasione”, “minaccia” ed “emergenza” sono stati i termini maggiormente utilizzati nel dibattito pubblico italiano per creare un clima di paura, e alimentare quei pregiudizi che oggi tanto stigmatizzano gli immigrati.
È comprensibile avere timore di ciò che sembra tanto lontano da noi: è una risposta naturale e poco governabile. Si tratterebbe di una reazione involontaria, una sorta di “aggressione educativa” volta a spingere il ‘diverso’ a adattarsi alla norma del gruppo maggioritario, in modo che tutto rientri in quello che viene considerato l’ordine delle cose. Tuttavia, quando la paura diviene collettiva e incontrollabile a causa di chi la manovra per i propri fini, vengono generalmente attuate risposte sproporzionate e lesive della dignità umana.

3) Pubblico Obiettivo (TARGET):

Sensibilizzare e raggiungere l’opinione pubblica, tutte le fasce sociali e di età, in particolare i più giovani, il cui futuro può essere maggiormente condizionato da uno visione “dell’altro” mediata da false notizie che strumentalizzano la diversità per generare sentimenti di odio

4) Posizionamento: posizione attuale

Il sentimento di insicurezza, sempre più diffuso nel mondo di oggi, è in parte legato a un diffuso senso di perdita delle proprie radici, di sgretolamento della propria identità. Il recupero, e la valorizzazione positiva delle identità culturali, a partire dalla nostra, è un elemento importante attraverso cui possiamo riscoprire i valori profondi del nostro stare al mondo.
E’ necessario però che tale recupero e valorizzazione non trascendano in un sentimento competitivo: il richiamo alle ‘radici’ e all’identità rischia di tradursi in una visione di sopraffazione, di implicito o esplicito sentimento che esista una civiltà migliore, la quale deve essere protetta dall’invasione di altre civiltà considerate ‘barbariche’, e dunque pericolose.
La realtà di dice che viviamo tutti delle identità interculturali. Ma nel mondo in cui viviamo è facile creare fratture, promuovendo identità senza gli altri e contro gli altri, come se la soluzione dei nostri problemi più concreti derivasse in maniera naturale dalla ‘sconfitta’ di presunti ‘nemici’. Quando si propaganda la cultura dello scontro verso quelle civiltà etichettate come diverse, una delle argomentazioni maggiormente utilizzate riguarda la religione, come se esistesse un “Dio degli immigrati”, diverso dal nostro. I dati della realtà ci mostrano uno spaccato ben diverso: sono sempre più i migranti appartenenti a confessioni cristiane ad entrare nei nostri confini, spinti dalla guerra, dalla miseria e, in molti casi, dalla persecuzione; e come se guerra, miseria e persecuzione fossero più o meno scandalose in base alla confessione religiosa delle vittime! Secondo l’Istat la religione professata dagli immigrati in Italia, è prevalentemente, per il 56%, quella cristiana, mentre il 26% dei migranti presenti nel nostro paese si professa musulmano. La parola ‘migrante’ non può diventare sinonimo di ‘barbaro’ o ‘terrorista’.
 
Tragici fatti di cronaca offrono una facile sponda alla strumentalizzazione, mettendo in ombra tutti coloro che vivono in pace, contribuendo alla costruzione dell’Italia di domani. Siamo tutti figli di successioni storiche di culture e civiltà. E’ giusto valorizzare le proprie radici, la propria cultura, ma occorre avere la consapevolezza dell’esistenza delle altre culture; e del fatto che occorre costruire insieme una prospettiva in cui la dignità di tutti è promossa e valorizzata. Le diversità devono essere comprese in quella che Papa Giovanni Paolo II ha definito “fondamentale prospettiva dell’unità del genere umano”. La pace deve essere l’obiettivo di tutti e per tutti, e in un tempo come il nostro significa creare incontro, costruire ponti tra le civiltà, non muri di pregiudizi e paura.

5) Posizione desiderata: OBIETTIVO DELLA CAMPAGNA

Lo scopo del nostro lavoro è sensibilizzare le persone ad assumere un atteggiamento critico verso notizie e messaggi che invertono, modificano la realtà dei fatti utilizzando un linguaggio povero di sentimenti umani e ricco di vocaboli di odio.
Non è eresia, né tantomeno buonismo, ma è bontà spirituale ascoltare gli ultimi, tutti gli abitanti delle “periferie esistenziali”: l'affamato, l'ammalato, il povero, il bisognoso “scartato”, e anche lo straniero.
L’altro non è il nemico come tentano di farci credere.
Ovvio che il tema dei migranti è stato ampiamente utilizzato/strumentalizzato per ingenerare sentimenti di odio, ma la campagna si pone l’obiettivo di abbattere la creduloneria e l’adesione a falsi miti palesemente orientati all’odio, la sopraffazione dell’altro, la rivalsa, l’ostilità.

6) “Tono della comunicazione”

Il messaggio deve essere, diretto e coinvolgente. Adatto ad essere declinato sui media classici e digitali visto che i social vengono sempre più spesso ripresi dai media e dall’informazione tradizionale.

Note:
- è gradito l’uso del logo ufficiale di Caritas Italiana http://www.caritas.it.