#Brief B Legambiente 2017/2018

Brief B

Proposto da Legambiente

Scadenza Sabato, 08 Aprile 2017

 

1)    Cliente: Legambiente Onlus

Legambiente è la più grande associazione ambientalista italiana. Fondata nel 1980, la Onlus, pacifista e apartitica, è composta da cittadini e cittadine che si adoperano attivamente per migliorare la vivibilità dell’ambiente, come garanzia primaria per tutta la collettività. Scopo principale è promuovere un nuovo stile di vita e un cambiamento degli atteggiamenti dell’uomo verso l’ambiente.

Il pericolo della Marine Litter. Stop ai rifiuti nei nostri mari

I nostri mari e le nostre spiagge sono sempre più ricoperti dai rifiuti. Almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno. È come se, ogni minuto per 365 giorni, un camion della spazzatura riversasse tutto il suo contenuto in acqua. Senza sosta. Se non ci sarà un cambio di rotta, con una diminuzione della produzione e una maggiore attenzione allo smaltimento, nel 2050 i camion al minuto diventerebbero quattro. In quella data, in termini di peso, gli oceani potrebbero contenere più bottigliette che pesci.  I dati dell’indagine Beach Litter 2017, condotta da Legambiente nei mesi di aprile e maggio nell’ambito di Spiagge e Fondali Puliti – Clean Up The Med, confermano anche quest’anno una situazione critica: su 62 spiagge italiane, per un totale di oltre 200mila metri quadri pari a quasi 170 piscine olimpioniche, sono stati trovati una media di 670 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. La plastica si conferma il materiale più trovato (84% degli oggetti rinvenuti).

Il problema del Marine Litter - letteralmente “Spazzatura Marina” - è ormai un’emergenza globale al pari dei cambiamenti climatici ed è un problema destinato a crescere, arrecando gravi danni alla biodiversità, all’ambiente, alla salute e all’economia, se non si interviene al più presto. Un fenomeno che costa all’Ue ben 476,8 milioni di euro l’anno e causa danni irreparabili in primis all’ecosistema e alla biodiversità.

Ad esempio tartarughe, mammiferi e uccelli marini possono morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo oppure possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale. I rifiuti in plastica, in particolare, sono stati associati all’88% delle ingestioni o degli intrappolamenti. Ci sono poi le microplastiche che rappresentano un pericolo di contaminazione della catena alimentare, essendo questi piccoli frammenti di plastica ingeriti dai pesci che poi possono finire sulle nostre tavole.

Gli studi sul bacino del Mediterraneo documentano che oltre 180 specie marine, tra diverse specie di uccelli e mammiferi marini, organismi filtratori, pesci, specie planctoniche e tartarughe, incorrono nell’ingestione accidentale o volontaria di alcuni rifiuti, come buste o i piccoli granuli di plastica che possono essere scambiati per cibo come meduse o uova di pesce. Tra le conseguenze dovute all’ingestione ci sono la malnutrizione, la morte per soffocamento, l’ostruzione del tratto intestinale o inedia a causa dell’ingannevole senso di sazietà o, ancora, l’esposizione alle sostanze tossiche contenute o adsorbite dalla plastica che comportano anche disturbi al sistema endocrino. Le particelle più piccole entrano così nella catena alimentare.  

Per quanto riguarda gli impatti negativi dei rifiuti marini, per tutte e sette le specie conosciute di tartaruga marina è stata documentata l’ingestione o l’intrappolamento in rifiuti marini, rappresentati da plastica per circa il 90%. Il recente studio guidato dall’Università di Siena e condotto nel Tirreno settentrionale sulla Caretta caretta, documenta l’ingestione di rifiuti di plastica nel 71% degli individui per i quali è stato analizzato il tratto gastro intestinale. In 22 campioni sono stati trovati 483 frammenti di rifiuti marini, con una media di oltre 16 pezzi a campione. Il 92% è plastica e di questi quasi tre quarti sono frammenti sottili che vengono probabilmente scambiati per meduse, di cui le tartarughe si nutrono.

 

2)     La pericolosità del Marine Litter per la fauna marina

L’obiettivo della campagna deve essere quello di diffondere la consapevolezza dei pericoli legati al Marine Litter in particolare per la fauna marina. La campagna deve fare specifico riferimento agli impatti sulla salute di pesci, tartarughe e le diverse specie colpite dal fenomeno.

Attraverso la diffusione di questo allarme si vuole far comprendere l’importanza di comportamenti virtuosi come il riciclo, il riuso, la scelta consapevole dei prodotti, la riduzione del consumo di plastica usa e getta e in generale una maggiore attenzione verso l’abbandono dei rifiuti.

 

3)    Pubblico Obiettivo (TARGET)

Attraverso questa campagna si vuole sensibilizzare e raggiungere tutte le fasce della popolazione, famiglie, adulti, giovani, giovanissimi.  Chiunque possa sentirsi partecipe e motivato.

 

4)    Posizionamento: posizione attuale

Al momento il tema dei rifiuti in mare e sulle spiagge è ancora molto sottovalutato. I media cominciano a dargli maggiore spazio ma nella popolazione non c’è ancora la necessaria consapevolezza dei rischi e dei danni verso l’ecosistema, la fauna marina e la nostra salute.

 

5)    Posizione desiderata: OBIETTIVO DELLA CAMPAGNA

Il nostro obiettivo è di lanciare un allarme sui pericoli della Marine Litter nel breve e lungo periodo. E’ importante che i cittadini acquisiscano maggiore consapevolezza sull’impatto delle proprie azioni quotidiane e sulla necessità di politiche di prevenzione e di mitigazione dei danni da parte delle istituzioni.

 

6)    “Tono della comunicazione”

Il tono della comunicazione deve essere semplice, diretto e coinvolgente. Chiamando in causa direttamente l’interlocutore su un tema che sta a cuore a tutti come quello della salute del mare e degli animali. La comunicazione non deve essere generica ma basata su esempi e numeri concreti in relazione ai pericoli e agli impatti del Marine Litter.

Un requisito della campagna sarà quello di avere un approccio multifunzionale, in modo da poter essere usata su tutti i canali dell’associazione ed in particolare essere fortemente orientata alla produzione di  materiale grafico, comunicazione web, mailing e ai social media.

Note:

  • è gradito l’uso del logo ufficiale di Legambiente (il logo è costituito dall’unione del marchio cigno e della scritta Legambiente) http://www.legambiente.it

  • per approfondimenti visitare il nostro sito www.legambiente.it e leggere gli articoli relativi: